BORGHETTO DI VALEGGIO SUL MINCIO (VERONA) ED IL PARCO GIARDINO SIGURTA\'
La frontiera del Lombardo-Veneto

23-08-2006 - 18:08

I borghi più belli d'Italia.
Un suggestivo villaggio di mulini, a cavallo tra Veneto e Lombardia, così pittoresco da non sembrare vero: un pugno di case, circondate da fortificazioni medievali che sembrano spuntare dalle acque del Mincio.

Se ha un senso l’appellativo di "lombardo-veneto", aggettivo fino a ieri démodé, ma prepotentemente tornato in auge grazie a recenti cronache politiche e intellettualistiche analisi elettorali, beh, signori, il Comune lombardo-veneto per eccellenza non può che essere Valeggio sul Mincio.

Dolcemente bagnata dalle verdi acque del fiume lombardo, tra il vicino Lago di Garda a nord e la città di Mantova a sud, a cavallo da sempre tra il Veneto, di cui è l’ultimo avamposto, e la Lombardia, questa cittadina ha nel suo Dna l’essere confine e, al contempo, ponte tra una terra e l’altra, prendendo il meglio dell’una e dell’altra. E inserito in questo contesto, già di per sé speciale, sorge Borghetto, suggestivo villaggio di mulini, così pittoresco da non sembrare vero, ma dipinto come sfondo di una scena teatrale: un pugno di case, circondate da fortificazioni medievali, che da secoli convivono con l’acqua e dall’acqua hanno sempre tratto ragione d’esistenza, fortune e fama.

L’ostello dei Templari

«La fortuna di Borghetto, infatti, è quella di essere uno dei pochissimi guadi sul Mincio, un punto di passaggio praticamente obbligato, ancor più della vicina Peschiera, per chi transitava dalle terre venete verso sud o verso ovest, e viceversa», spiega lo storico valeggiano Cesare Farinelli. «Qui nel Medioevo arrivarono i Templari per costruirvi il primo ponte e offrire ospitalità ai tanti pellegrini che passavano diretti ai grandi santuari della cristianità, da Gerusalemme a Santiago de Compostela». E oggi è come ieri: solo che alle rumorose soldatesche, polverosi pellegrini e viandanti si sono sostituiti i nuovi visitatori attratti dall’unicità di questo "villaggio anfibio" tra il Mantovano e il Veronese, e dai suoi scorci romantici.

E allora per capire Borghetto, il nostro viaggio non può che partire dalle rive del Mincio, nel punto preciso in cui i consunti lastroni di pietra degradano all’acqua e segnano ancora il posto dove si affrontava, immergendosi fino alla cinta, la corrente del fiume per passare all’altra sponda. Qui, alzando gli occhi, si legge un’epigrafe appesa a un muro che recita: "Edificio di origine longobarda eretto a difesa e controllo di uno dei più importanti guadi del Mincio. Costituì il primo nucleo urbano di Borghetto".

Il ponte di Gian Galeazzo Visconti

È ciò che resta della Curtis regia del VI-VIII secolo d.C., sede di un Gastald, cioè l’ufficiale del dazio preposto alla riscossione della tassa di attraversamento. Ma che questo luogo fosse crocevia tra vie d’acqua e di terra lo attestano i segni ancor più antichi di insediamenti celtici e romani.

Si attraversa il vicino ponte San Marco, un singolare manufatto metà ligneo e metà di pietra, voluto così dai Veneziani, che qui regnarono dal 1405 fino al 1796, per poterlo demolire in fretta in caso di pericolo. È la posizione ideale da cui osservare la mole ben più imponente del vicino Ponte Visconteo: mastodontica fortificazione eretta da Gian Galeazzo Visconti nel 1393 a difesa dagli attacchi degli eserciti nemici e forse per lasciare a secco i mantovani, deviando il corso del Mincio.

I resti di questo ponte-diga, lungo 650 metri e munito di larghi torrioni, abbisognano di restauri, ma il sindaco di Valeggio, Albino Pezzini, è ottimista: «In tutt’Europa non esiste una tipologia edilizia simile. Per questo stiamo preparando la candidatura all’Unesco per inserire il "pontelungo" tra i monumenti "Patrimonio dell’umanità"». Un ingresso nella prestigiosa lista significherebbe l’arrivo dei fondi necessari per riportare all’antico splendore il pontefortezza. Raccordato al Castello Scaligero, il ponte contribuì a formare il "Serraglio", una delle piazzeforti militari più vaste d’Italia, con un perimetro complessivo di 16 chilometri di fortificazioni.

Lungo il fiume della storia

D’altra parte in queste lande, assieme alle pigre acque del Mincio, è fluito il fiume della storia: qui sono calate le truppe dei Della Scala, dei Visconti, dei Gonzaga e della Repubblica Serenissima; le armate francesi capitanate dal giovane Napoleone Bonaparte, schierate su una riva del fiume, sconfissero gli austriaci, attestatisi sull’altra; Valeggio fu, poi, sanguinoso teatro delle guerre risorgimentali dal 1848 al 1866.

Non furono risparmiati al paese nemmeno gli scontri fratricidi tra concittadini schierati negli opposti eserciti: valeggiani componevano i "reggimenti italiani" inquadrati dagli austriaci, e valeggiani combattevano dalla parte opposta, con le truppe piemontesi. Dal 1859 al 1866 Borghetto è ancora tagliata in due da un confine: di là del Mincio si è in Austria, di qua in Italia.

Il quartiere dei vecchi mulini

Passando attraverso una porta merlata di cui sono ancora ben visibili i cardini, si entra finalmente nel cuore del borgo, il piccolo quartiere dei vecchi mulini, oggi tutti ristrutturati, e adibiti a locande, alloggi e trattorie. Qui il tempo sembra essersi fermato almeno da tre secoli: le antiche fattezze delle case, le ruote dei mulini che un tempo lavoravano a pieno regime per alimentare la fiorente economia molitoria che sopravvisse fino a cinquant’anni fa, i vicoli stretti e le acque gorgoglianti che scorrono limpide sotto i nostri piedi trasformano l’andare del visitatore in un tuffo nel passato solerte e industrioso di questo luogo, che solo apparentemente contrasta con lo scorrere lento del Mincio e il dolce paesaggio naturale che ispira più a meditazioni e a ferie agostane.

A Borghetto, luogo di transito per elezione, nacque e si sviluppò in modo sorprendente anche l’industria di mezzi di trasporto per traino animale e fino a pochi decenni fa si sono succedute generazioni di abili maniscalchi e carradori, tramontate con l’avvento del motore a scoppio.

A tanta industria, però, è sempre corrisposta altrettanta vivacità spirituale, testimoniata dalla longevità della devozione alla Madonna, che a Borghetto ha lasciato tracce evidenti. Basta accedere al cimitero retrostante la chiesa di San Marco, ricostruita completamente nel 1759 in stile neoclassico: lì è ancora visibile l’abside dell’antica pieve romanica dell’XI secolo dedicata, appunto, a Santa Maria, della quale restano anche alcuni affreschi quattrocenteschi nel presbiterio dell’attuale edificio.

Il sogno del conte Sigurtà

All’interno della chiesa si conserva una tela raffigurante la Vergine con bambino, la cosiddetta "Madonna di Borghetto", che da tempi remoti è considerata miracolosa. Don Angelo Boscarini, novantenne, per 13 anni parroco a San Marco, per altri 22 a Valeggio, rammenta un episodio lontano riguardante il conte Carlo Sigurtà, che negli anni ’40 acquistò un parco di 50 ettari sulla collina che domina Valeggio, trasformandolo nel famoso "Parco Giardino Sigurtà", visitato da decine di migliaia di turisti ogni anno: «Un giorno il conte volle portarmi in giro per il parco e mi rivelò un suo sogno: "Vorrei invitare qui a Valeggio", mi confessò, "i tre-quattro Grandi della Terra, e passeggiare con loro in mezzo a questo paradiso terrestre. E se, dopo una tale visione, avessero ancora intenti bellici gli uni contro gli altri, penso che potrei anche fucilarli"».

L’incontro non è mai avvenuto, ma Borghetto resterà sempre quel dolce confine d’acqua che invita a lanciare un ponte all’altra riva.

   
   
TUTTI I CONSIGLI PER IL TURISTA

COME ARRIVARE - In auto: autostrada A4 Milano-Venezia, uscita a Peschiera del Garda; A22 Modena-Brennero: da nord uscita ad Affi, proseguire per Castelnuovo del Garda; da Sud uscita a Nogarole Rocca, proseguire per Mozzecane-Quaderni. In treno: stazioni di Verona Porta Nuova o Peschiera del Garda, poi il bus.
Dal  nostro Hotel Monte Baldo ci vuole circa un'ora di automobile.

COSA VEDERE - Borghetto e Castellaro Lagusello (Mantova), dal 31 agosto al 3 settembre, organizzano la prima edizione del "Festival dei Borghi più belli d’italia". La manifestazione consisterà in una "festa delle arti e del cibo" che ha lo scopo di diffondere la "filosofia" dei borghi.

PER MAGGIORI INFORMAZIONI - Pro Loco Valeggio,
tel. 045/79.51.880 (ore 9-12.30/15-18.30)
Sito Internet: www.valeggio.com

   
TORTELLINI PER TUTTI I GUSTI

C'è un motivo in più per sostare a Valeggio, e si chiama "tortellino". Non ci si stupisca se si tratta di un piatto che non ha passato nella storia culinaria veneta: dove, se non nel luogo in cui sorge un antico guado, potrebbero transitare ricette e tradizioni gastronomiche? Così è accaduto anche per i tortellini.

E l’"osteria di confine", dov’è nata la tradizione, è ancora aperta e si chiama "Antica Locanda Mincio". Qui Angelo Bertaiola, nonno di Gabriele, l’attuale gestore del ristorante, introdusse il tortellino nel 1919, data dell’acquisto della locanda. «Fatti rigorosamente a mano, gli agnolotti inizialmente erano serviti solo in brodo ed erano un piatto di recupero di una cucina povera perché nel ripieno si raccoglieva tutto quanto era avanzato: carne di manzo e maiale, formaggio e pane grattugiato. Era un piatto tipico di festa», spiega Gabriele Bertaiola.

La versione classica è quella al burro fuso, ma in alternativa, all’Antica Locanda, ti servono pure i delicati tortelli di zucca, ripresi dalla vicina cucina mantovana: il ripieno è composto da zucca, mostarda, pinoli, uvetta sultanina e uova. E ci sono poi le varianti con spinaci e ricotta e il sontuoso raviolo all’anatra e tartufo nero. Gabriele custodisce gelosamente il segreto della sfoglia così sottile, che ha reso il suo ristorante rinomato.

Dopo i tortellini, ideali secondi piatti possono essere le lumache in umido con polenta integrale, oppure un pesce d’acqua dolce alla griglia, o se si preferisce la carne, la tipica "pastissada", o un altro piatto della tradizione veneta come le "sarde in saor", o il baccalà mantecato. Il tutto annaffiato da uno dei prestigiosi vini Doc della zona: un Bianco di Custoza o un Bardolino.


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